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Dicono di lui

Marcello Silvestri è un artista che ha sempre lavorato in consapevole solitudine, concentrandosi tra le luci evocative del suo studio in collina, seguendo le ispirazioni dei temi prediletti, nel cuore viscerale della sua terra etrusca, in armonia ispirata con le stagioni e il ciclo solare. Un artista dai segni primordiali e dalla forza alchemica, autore di opere che filtrano e sublimano le forme cosmiche, i simboli ancestrali, le culture pagane, l’armonia dei segni cromatici, le intensità emozionali della geometria spontanea con le sue astrazioni apparenti.

Le opere di Silvestri appartengono al processo biologico dei materiali naturali, rimodulati nel loro frammentario sganciarsi dai luoghi d’origine, così da appartenere ad un processo pittorico che segue il ciclo armonico delle stagioni. Ogni elemento viene prelevato dall’artista in un incessante recupero della natura che cambia pelle, colore, dimensione, forma… Silvestri ascolta i suoni silenziosi che le materie evocano, ne capta l’istinto cellulare e il destino pittorico, prelevando quei frammenti che contengono il potenziale magico della (ri)composizione, delle armonie iconografiche, degli equilibri tra vuoti e pieni, chiari e scuri, liscio e ruvido, compattezze e fibrosità…

La Natura è il tema metafisico che aggrega l’intera produzione dell’artista. Non si tratta mai di un accesso didascalico al paesaggio, al contrario tutto passa per la grammatica delle astrazioni apparenti, dentro una materia informale che brucia e asciuga, dentro una geometria liberata che rimodula la logica dello sguardo. I richiami mai scontati ad Alberto Burri, Afro, Toti Scialoja e Osvaldo Licini sono il patrimonio di ispirazioni traccianti, spinte implicite che si rileggono quando le opere sono ormai nel ciclo di una lunga carriera. Nel viaggio antologico di Marcello Silvestri ritroviamo materie che hanno subìto la pressione del tempo e la consumazione dello spazio, diventando archeologie del paesaggio naturale, tante tracce e impronte che metabolizzano le comunanze in un personale pentagramma pittorico.

Gianluca Marziani, critico d’arte


Ammiro questa ricchezza meditativa e cosmica.

Cardinale Carlo Maria Martini


A me piace rappresentare Silvestri come uno di quei cantastorie che un tempo raccoglievano i candidi ed i semplici sulle piazze prima che gli schermi mediatici li divorassero e non si stanca di invitarci con generosa ostinazione a rivivere un qualche momento di quella storia sacra che, sotto le parvenze del favoloso, ripropone le verità più profonde che condizionano l'umana salvezza, al di là del diletto che largiscono all'immaginazione.

Marcello Camilucci, scrittore


Vasta, articolata, curatissima, la produzione polimaterica di Silvestri, i cui primi esemplari risalgono al 2006, rappresenta un ulteriore momento di riflessione sull'uomo, sul suo essere in questa terra e sul ruolo che in tale contesto assume la bellezza.

Stefania Severi, critico d'arte


Breccia di luce in questo nostro tempo tenebroso, l'opera di Marcello trabocca di amore per la vita, immagine della creazione, nella gioia come nella sofferenza: arte come speranza.

Giuseppe Magini, architetto